
AUTISMO, LA VITA DA GRANDI SI PUÒ DAVVERO IMPARARE
La vita da grandi è l’opera prima di Greta Scarano, al cinema dal 3 aprile: ispirato alla storia dei fratelli Tercon e al libro Mia sorella mi rompe le balle, parla di autismo, autonomia e dei siblings, i fratelli invisibili delle persone con disabilità
02 Aprile 2025
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«Perché a quarant’anni mi devo lavare da solo?». A parlare è Omar: è autistico, ha quasi quarant’anni, ma i suoi genitori lo trattano ancora come un bambino. Ma loro non ci saranno per sempre. E allora Omar, con l’aiuto della sorella Irene, dovrà provare a fare un corso intensivo per diventare adulto. E iniziare a capire che cos’è La vita da grandi. È questo il titolo dell’opera prima di Greta Scarano, amata attrice passata dietro la macchina da presa, che vi raccontiamo oggi, 2 aprile, giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, ed è al cinema dal 3 aprile. La vita da grandi è ispirato alla vera storia dei fratelli Tercon, raccontata nel libro Mia sorella mi rompe le balle – Una storia di autismo normale di Damiano e Margherita Tercon, (Mondadori). Nel film Margherita diventa Irene (Matilda De Angelis), che vive la sua vita a Roma, fino a quando sua madre le chiede di tornare per qualche giorno a Rimini per prendersi cura del fratello maggiore autistico, Omar (Yuri Tuci). Lo aiuterà a diventare adulto. Per Irene vuol dire lavarsi da solo, andare al lavoro da solo. E trovare un lavoro vero, per essere autonomi. Imparare a fare la spesa e gestire i soldi. Per Omar vuol dire sposarsi, trovare la donna giusta, avere tre figli. E fare il cantante. Anzi, il gangsta rapper autistico.

L’autismo senza stereotipi e cliché
Quella di Greta Scarano con Damiano e Margherita è stata un’affinità elettiva. «Ho intercettato la loro storia nel 2020, durante il Covid, quando ho visto il loro provino per Italia’s Got Talent» racconta. «E ho scoperto che avevano scritto un libro che mi ha folgorato, che racconta la loro vita fin da piccoli, la vita di una famiglia e delle dinamiche relazionali che mi interessano tantissimo». «Il libro parla di autismo ma va molto oltre», continua. Parla di sentimenti, di relazioni in maniera profonda. E in maniera ironica. Ho capito che non c’erano stereotipi, non c’erano cliché. Due fratelli si scoprono a vicenda, e scoprono di avere delle potenzialità oltre che dei limiti. Che però non li definiscono».
I siblings, quei fratelli invisibili delle persone con disabilità
Margherita Tercon è l’anima di questa storia. Irene è lei. La storia è la sua, e di suo fratello Damiano. Ed è anche grazie a lei che il film è centrato. «Abbiamo fatto attenzione al linguaggio utilizzato per parlare di autismo», ci spiega. «Si tende spesso a parlarne in maniera pietistica. E, soprattutto, si tende anche a mettere in primo piano l’autismo e non la persona. Qui c’è una “persona” autistica: era importante mettere in scena anche il suo carattere, le sue emozioni e la sua personalità». La storia fa molta attenzione ai siblings. «Siblings in inglese vuol dire genericamente fratelli e sorelle» commenta Margherita. «Ma in italiano, in psicologia, si usa per definire fratelli e sorelle di persone con disabilità. Che spesso tendono a passare in secondo piano, perché le attenzioni dei genitori sono sul fratello che ne ha bisogno. E che spesso tendono ad essere invisibili. Anche nella narrazione però rischiano di scomparire, anche perché ci sono personaggi che hanno un certo carisma, oltre ad essere autistici. È bello come il film riesca a far emergere entrambi. C’è il fratello autistico. E c’è Irene che, oltre ad essere la sorella, ha una sua personalità».

Yuri Tuci: ragazzo autistico, ma soprattutto grande attore
È bello vedere un film di finzione sull’autismo. Gli ultimi, ottimi film sul tema che abbiamo amato, sono stati The Special Need, Life Animated e Io ci provo, dei documentari. Di film di finzione non ne vedevamo da un po’. Non è facile farli. Il protagonista deve essere credibile, ma deve riuscire a convincerci, a tirarci dentro la storia. Greta Scarano modella il personaggio sul vero Omar, cioè Damiano. Ed evita la tentazione di fare il protagonista tenero, come in Adam, o quello geniale, come in Rain Man. Omar può essere scostante, testardo. Ma anche tenero e pieno di passione. A interpretarlo è l’esordiente Yuri Tuci: scelto non perché è una persona autistica, ma perché è un grande attore. «Sono stato scelto tramite una ricerca di spettacoli di ragazzi autistici» ci racconta. «Su internet Greta ha trovato il trailer del mio spettacolo autobiografico Out Is me. Interpretare Damiano è stato semplice» aggiunge. «Lui è stato molto simpatico. È autistico come me. Ma con una differenza. Lui guida e io no». Il momento in cui Omar è alla guida è uno dei più divertenti del film.
Vorrei vedere come sarei stato non autistico
Uno dei momenti più toccanti è invece quello in cui Omar parla delle persone autistiche e di sé. «A volte sono goffe. Io no. Fanno fatica a guardarti negli occhi. Io no. Sono tutti diverse. A volte vorrei vedere come sarei stato non autistico, vedere come mi sarei comportato e cosa avrei fatto. Mi sforzo di trovare la mia donna ideale e di fare dei figli. E se poi venissero autistici?». La vita da grandi è un film pop e colorato – con i rossi i verdi e gli azzurri in evidenza – ma anche sincero e diretto.

Fermarsi e ricordarsi quello che ci rende felici
Irene impara da Omar ancora di più di quello che lui impara da lei. Impara a non essere più condizionata dal giudizio degli altri. A non dover fare per forza quello che ci si aspetta da lei. Forse impara ad essere felice. «A volte è come se fossimo tutti distratti da quello che dobbiamo fare e ci dimenticassimo che alla fine le cose che contano sono più piccole: quello che accade con gli amici, con la propria famiglia» riflette Greta Scarano. «La felicità per me è un concetto molto semplice e allo stesso tempo labile», aggiunge Matilda De Angelis. «Mi rendo conto di essere felice in situazioni cin cui c’è pochissimo e triste in altre in cui c’è tantissimo. Entriamo in una sorta di performance di vita in cui quello che dobbiamo fare prende il sopravvento su quello che vogliamo fare. Penso che fermarsi e ricordarsi quello che ci rende felici e dargli l’attenzione che merita sia un’attività da fare regolarmente, come un allenamento».
Continuerò a cantare, non smetterò mai
Chi continua a cercare la sua felicità è Damiano. «Come mi ha interpretato Yuri mi è piaciuto tantissimissimo», ci racconta entusiasta. «Continuerò a cantare, non smetterò mai. Inciderò tantissimi album in cd. E spero di andare tutti gli anni a gareggiare a Sanremo, sperando di fare l’esatto contrario dei Jalisse. La fidanzata certo che la sto cercando ancora. E la frase che dedico sempre a Margherita è “mia sorella mi rompe le balle”». Una bella frase, come quella che dice Omar a Irene alla fine del film. «Sono il tuo fratello maggiore. Se non ci penso io a te chi ci pensa?»
Immagini @FrancescaFago
