
DIFFERENZIATA NEL LAZIO. I RIFIUTI POSSONO ESSERE UNA RISORSA, MA DIPENDE DA NOI
I rifiuti, l’economia circolare, la differenziata nel Lazio e il peso ingombrante della percentuale troppo bassa raggiunta dalla città metropolitana di Roma. Il punto di vista di Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio. «La situazione si risolve con la diffusione della raccolta porta a porta e l’aumento della differenziata»
21 Marzo 2025
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Chi trova un rifiuto trova un tesoro. Si tratta solo di vedere il “problema” da un altro punto di vista. I rifiuti possono diventare una risorsa, se vengono separati e immessi sul mercato. Così, invece di spendere per conferire in discarica, si vendono al mercato delle materie prime o seconde. È questo il senso dell’economia circolare, ne abbiamo parlato con Roberto Scacchi, Presidente di Legambiente Lazio, a margine dell’Ecoforum provinciale di Roma di Legambiente, che ha offerto un’analisi dettagliata dei dati relativi alla gestione dei rifiuti e il riconoscimento alle amministrazioni comunali che si sono distinte per i migliori risultati nella raccolta differenziata. Sono stati premiati i 51 Comuni che hanno raggiunto o superato il 65%.
Regole fatte bene e buone pratiche
Molti comuni hanno ottenuto ottimi risultati grazie a politiche efficaci di gestione dei rifiuti e al coinvolgimento attivo dei cittadini. «Sono due pezzi dello stesso mestiere» ci spiega Scacchi. «Le amministrazioni possono fare copia e incolla di un mare di esperienze positive fatte da comuni piccoli, medi e grandi. Ma serve trovare le regole giuste di ingaggio: una buona azienda, un buon bando per individuarla, una rete consortile che può essere molto utile». «E poi c’è l’impegno delle persone» continua. «C’è una parte che riguarda le coscienze, ma le persone hanno bisogno di regole, che devono essere fatte bene e poi rispettate. I rifiuti vanno tariffati in base alla produzione e non con la follia dei metri quadri e delle persone nel nucleo familiare. E poi serve insegnare alle persone le buone pratiche, che fanno capire quanto sia sempre più facile fare la raccolta differenziata. Anche grosse fette della Grande distribuzione mettono dei virtuosismi nel packaging che le persone troppo spesso non fanno diventare virtuosismi nella raccolta».

Roma: dieci anni di immobilismo
E poi c’è il caso di Roma. Se la raccolta differenziata nel Lazio è solo al 55,2% è responsabilità proprio del territorio della città metropolitana di Roma, ferma al 52,9% perché pesa il dato della Capitale (46%), senza la quale la provincia romana sarebbe molto virtuosa, con il 69% di differenziata. Il dato provinciale di Roma è il più basso nel Lazio, in crescita rispetto all’anno precedente di soli 0,8 punti percentuali. «Pesano dieci anni senza fare niente di positivo in termini di raccolta, in cui Roma è stata governata da destra, sinistra e Cinquestelle, e che hanno portato a uno stallo totale nella raccolta differenziata» spiega il presidente di Legambiente Lazio. «Qualche anno fa c’è stato un avanzamento, poi non si è fatto più niente. Ora Roma è uscita dalla crisi dei rifiuti spiaggiati a terra, ma non aumenta la raccolta differenziata perché non cambia il modello di conferimento: invece di aumentare, i quartieri porta a porta diminuiscono. È uno sbaglio storico, fatto dalle amministrazioni passate, sul quale sta insistendo anche l’amministrazione attuale».
Differenziata nel Lazio: i rifiuti possono diventare risorsa
La problematica della dimensione romana è evidente. Ma proviamo a vedere le cose da un altro punto di vista. «Roma è problematica perché è grande, oppure la sua grandezza presuppone soluzioni migliori rispetto ad alcuni territori più piccoli?» riflette Scacchi. «Se i rifiuti possono diventare risorsa, chi ne produce tanti può avere tante risorse. Il problema è che non diventano risorsa perché Roma non ha neanche un impianto per gestire nessuna delle frazioni. Se Roma produce ogni anno un milione e seicentomila tonnellate di rifiuti che non gestisce nel proprio territorio, è difficile che diventino una risorsa». «La situazione si risolve con la diffusione della raccolta porta a porta e l’aumento della differenziata» continua. «È assurdo che si giubili per l’aumento dello 0,7%, avanzando di 0,7%, raggiungeremo il 65% di differenziata dopo il 2050, dopo che il termovalorizzatore avrà finito la propria vita. Il problema si risolve con il porta a porta, con gli impianti diffusi sui territori, con l’aumento delle isole ecologiche, e con la tariffa puntuale, la trasformazione della TARI in TARIV. Ma la tariffa puntuale può arrivare se spariscono i cassonetti dalla strada».

Il riciclo del tessile e delle terre rare
Alle comunità che cominciano a moltiplicare buone pratiche come l’attuazione della tariffa puntuale oggi si chiede di fare ancor meglio, sia in termini di raccolta che di sensibilizzazione per la diffusione degli impianti dell’economia circolare. «Uno dei più grandi impianti di rigenerazione della carta è Guarcino, in provincia di Frosinone, che produce, con la carta riciclata, rotoloni per i produttori di mobili. Questi impianti sono importanti come lo sono le filiere del vetro, ma ce ne sono di sempre più necessari come quelli per il tessile. Una volta lo scarto nel tessile era poco, oggi con il fast fashion una maglia può durare una stagione. Questo genera scarti tessili, che aumentano il carico dell’inquinamento, visti i coloranti». Come quelli tessili sono necessari gli impianti per le terre rare, tutti quei materiali che abbiamo in tasca, che si commutano in cellulari, computer e così via. «Sono elementi preziosi: oro, stagno, rame, cadmio, che andiamo a prenderci nei Paesi dove sono queste miniere, come in Ucraina, dove oggi c’è un dibattito sulle terre rare proprio legato al processo di pace, e in Centro Africa, paesi che andiamo a depauperare. Se buttiamo male gli elettrodomestici perdiamo una miniera urbana di terre rare che potrebbe favorire l’economia di questi materiali. Nel comune di Ceccano, nel Lazio, è nato un impianto di recupero delle terre rare. Da lì esce oro, argento, stagno, cadmio».
Quello che può fare il volontariato è enorme
Ma quanto possono incidere le associazioni per andare sempre più in questa direzione? «Nel 2007 il primo quartiere porta a porta di Roma, Garbatella, è stato un quartiere autogestito» ci racconta Scacchi. «Veniva fatta una sperimentazione dalla nostra associazione per dimostrare che il porta a porta si poteva fare anche a Roma. Ogni mattina un gruppo nutrito di volontari andava a raccogliere i rifiuti che le persone avevano conferito in maniera differenziata. Da lì nasce il primo quartiere ufficiale porta a porta, Colli Aniene. Quello che riescono a fare i cittadini e il volontariato è enorme».
